COMPORTAMENTO, TREND EDUCATIVI

Alfabetizzazione emotiva: sai a cosa serve?

Capitoli

  1. Cos’è l’analfabetismo emotivo (e quali rischi comporta)
  2. Emozioni sul web: i giovani e l’alessitimia digitale
  3. Si può fare alfabetizzazione emotiva a scuola?

Le emozioni possono essere imparate. Anche il loro riconoscimento, la loro gestione e le migliori modalità per comunicarle: pensi che tuo figlio potrebbe averne bisogno? Scopri cos’è l’alfabetizzazione emotiva.

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Cos’è l’analfabetismo emotivo (e quali rischi comporta)

 

L’incapacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui è qualcosa che, di solito, associamo esclusivamente all’autismo o ad altre condizioni particolari. Non ci sfiora nemmeno la mente che l’analfabetismo emotivo o alessitimia possa riguardare un bambino o ragazzo che non presenti disturbi di tipo cognitivo. Eppure…

Sono tanti i bambini che crescono senza una corretta alfabetizzazione emotiva: la capacità di riconoscere, individuare e descrivere le proprie emozioni e quelle altrui. Tristezza, rabbia, gioia, ansia, paura… 😨 Quello che a noi sembra pane quotidiano può essere un universo problematico per altre persone.

Una persona che non è in grado di riconoscere e dare un nome alle emozioni che prova partirà da una ovvia posizione di svantaggio nella loro gestione: ecco gli attacchi di rabbia, gli episodi di bullismo a scuola 🥊, i disturbi alimentari, le dipendenze, le somatizzazioni. Non credo ci sia bisogno di convincerti oltre riguardo all’importanza di una alfabetizzazione emotiva completa!

Alessitimia è il termine scelto dalla psicologia per descrivere questa ridotta consapevolezza delle proprie e altrui emozioni. Sappi che esiste un test per diagnosticare l’alessitimia, che attualmente è considerata una “condizione” e non un vero e proprio disturbo; gli individui con questi tratti di personalità vivono le emozioni direttamente sul piano fisico, senza riuscire a gestirle con la mente 🧠. Spesso sono insicuri, bisognosi di attenzioni e facili all’isolamento (anche estremo).

Il rischio principale è quello di diventare dipendenti da qualcosa o qualcuno per sentirsi meglio, ma l’analfabetismo emotivo o alessitimia è correlato anche a:

 

Emozioni sul web: i giovani e l’alessitimia digitale

 

Spiace dirlo, ma i nostri figli sono decisamente più a rischio di noi per quanto riguarda le conseguenze dell’analfabetismo emotivo ⚠. Si parla infatti sempre più di alessitimia digitale: ovvero della ridotta consapevolezza delle emozioni proprie e altrui correlata all’utilizzo di internet e delle nuove tecnologie.

Abbiamo diffusamente parlato dei rischi connessi all’abuso di internet, di quelli che si “nascondono” nell’utilizzo dei social network, degli effetti della tecnologia sugli adolescenti; c’è un denominatore comune a tutto ciò: il nuovo e “anomalo” modo di comunicare via web, che ha molto a che fare con le emozioni.

I giovani che crescono immersi in un ambiente più virtuale che reale, si disabituano a riconoscere le emozioni altrui e ad esprimere in maniera sincera le proprie; possono sempre nascondersi dietro un nickname, un’emoticon 😶, una gif spiritosa… Più tempo passato davanti ai dispositivi digitali significa anche meno tempo passato in mezzo a gruppi sociali. E sono proprio i gruppi, con le loro dinamiche, a educare gli individui alla gestione delle emozioni proprie e altrui.

Smartphone e tablet possono danneggiare le capacità comunicative di tuo figlio?

È la dose che fa il veleno, disse Paracelso. E aveva ragione! Abbiamo detto più volte che le nuove tecnologie non sono il male - tutt’altro! - e che la linea di confine tra uso e abuso è sottile, ed è compito di un genitore individuarla e fare in modo che il proprio figlio non la superi ⛔.

Ci sono parecchi risvolti positivi nell’uso delle nuove tecnologie, alcuni che riguardano direttamente le emozioni, come la Digital Emotion Regulation; ma certamente più piccoli i nostri figli sono, più hanno bisogno di imparare a comunicare e a rapportarsi alle altre persone in maniera tradizionale. Sono nativi digitali, non avranno nessun problema a utilizzare la tecnologia per comunicare 📧 quando sarà il momento. 

Mentre potrebbero avere problemi a comunicare a sé stessi e agli altri le proprie emozioni, a riconoscerle quando appaiono improvvisamente, a gestire la risposta emotiva senza cedere sempre all’impulsività (con le conseguenze che ne derivano).

 

 

Si può fare alfabetizzazione emotiva a scuola?

 

L’alfabetizzazione emotiva è qualcosa che sta alla scuola come l’educazione sta ai genitori. Quindi sì, le scuole dovrebbero essere il luogo deputato all’insegnamento di come imparare a riconoscere, comunicare e gestire le proprie emozioni e lo scambio emotivo con gli altri.

Questo insieme di capacità viene definito intelligenza emotiva ed è ciò che rende un individuo più abile di un altro a stare al mondo, in un certo senso: una persona con la giusta sensibilità sarà facilitata nei rapporti interpersonali, una persona empatica partirà sempre in vantaggio perché saprà come interagire e una persona che si sa controllare arriverà a obiettivi che rimarranno preclusi a molti altri. 🎯

L’alfabetizzazione emotiva inizia già a livello della scuola dell’infanzia e continua per tutta la scuola primaria, dove i nostri figli imparano a interagire nella maniera corretta con il gruppo dei pari e con le figure autoritarie. Se vedi che tuo figlio fatica da questo punto di vista, è troppo impulsivo o non è in grado di capire cosa lo disturba quando è triste, spaventato o arrabbiato, ci sono alcune cose che puoi fare:

  • Educarlo alle emozioni: tramite libri, film, cartoni animati si può imparare a “leggere” le emozioni proprie e degli altri. Ci sono anche tanti semplici esercizi da fare in famiglia per allenarsi a riconoscere le proprie emozioni e comunicarle agli altri.

  • Valutare se è il caso di affiancargli un tutor dedicato: un bambino che si sente compreso e supportato è più propenso ad aprire la propria interiorità agli altri. Spesso le difficoltà a scuola contribuiscono a far chiudere a riccio 🦔: con un insegnante dedicato e preparato anche dal punto di vista umano, come quelli di GoStudent, si può creare la fiducia necessaria a favorire l’introspezione.

  • Chiedere aiuto a uno psicologo se la gestione delle emozioni diventa seriamente problematica. Un accesso di rabbia può capitare a tutti. Episodi ripetuti e di intensità crescente rappresentano invece un campanello d’allarme 🔔.

Quello delle emozioni è un universo fantastico, nel quale bisogna imparare a sentirsi a casa. Il tuo ruolo come genitore è quello di aiutare tuo figlio a trasformarsi in uno splendido adulto che sarà in grado di camminare con le sue gambe: anche nel mondo delle emozioni! 

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